Oggi la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato la Russia per grave violazione dei diritti umani per la scomparsa del signor Khadzhi-Murat Yandiyev in Cecenia nel 1999. E' la prima volta che la Russia viene condannata dalla Corte di Strasburgo e questo caso potrebbe costituire un precedente per oltre 200 casi simili depositati presso la Corte e che saranno giudicati nel prossimo anno.
Putin credeva di aver per sempre seppellito la questione Cecenia con l'uccisione del leader estremista Basaiev. La Corte di Strasburgo, però, pur legata al Consiglio d'Europa di cui Mosca è il primo finanziatore, potrebbe quasi quotidianamente da oggi in poi sfornare condanne alla Russia per ricordare all'opinione pubblica internazionale ciò che il Cremlino vorrebbe seppellire per sempre.
La decisione dei giudici di Strasburgo potrebbe avere conseguenze anche su altri conflitti del mondo post- sovietico. Dall'uccisione di Basaiev e pensando alla possibile indipendenza del Kosovo, Mosca si era messa a parlare negli ultimi tempi di un rilancio dell'autodeterminazione. Una volta liquidati i ceceni, insomma, se l'occidente promuove l'indipendenza del Kosovo, la Russia inizierà a sostenere apertamente l'autodeterminazione di quei territori ribelli alle porte dell'Europa come la Transnistria (che si è di fatto staccata dalla Moldavia), l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud nella filo-atlantica Georgia, fino al Nagorno-Karabakh che oppone da anni Armenia ed Azerbaijan ed alla Republica Srspka che costituisce la metà dell'attuale Bosnia-Erzegovina. Tutte spine nel fianco dell'Europa e della sicurezza occidentale che potrebbero creare crisi globali qualora paesi come la Georgia o l'Ucraina dovessero aderire alla NATO.
Con la sentenza di Strasburgo, invece, la piaga dell'autodeterminazione si riapre nel cuore della federazione russa, in Cecenia. Quanti in Cecenia cercavano le parole per difendere il diritto alla sopravvivenza nella comunità internazionale e non combattendo sulle montagne, possono ritrovarle. Anche per ricordare a Mosca che non può esistere una autodeterminazione dei popoli "post-cecena" finchè il problema delle autonomie e delle diversità non sarà risolto seriamente anche all'interno della federazione russa. Non esistono solo Kosovo, Repubblica Srpska, Abkhazia e Transnistria, ma anche Tatarstan, Bashkortostan, le repubbliche del Caucaso settentrionale, Tuva ed altre decine di casi in cui il Cremlino non sa o non vuole rispettare diversità e diritti.
La sentenza di Strasburgo lo ricorderà a Mosca. Speriamo lo faccia presente anche a Washington e Bruxelles che troppo spesso dimenticano le sorti di questi conflitti seppelliti.

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Avvocato de Marchis -"Sarà fredda l'acqua... No. Nun posso, nun ce la faccio. So' troppo vigliacco p'ammazzamme. Nun ce la faccio."
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