Appello alle opposizioni kirghize ed alla comunità internazionale: assicurare il rispetto dello stato di diritto e applicare i principi delle "rivoluzioni" nonviolente anche in Asia Centrale
• Dichiarazione di Nicola Dell'Arciprete, Membro della Direzione di Radicali Italiani e Matteo Mecacci, Rappresentante all'ONU del Partito Radicale Transnazionale
Dinanzi al rischio di una deriva violenta della situazione politica post-elettorale in Kirghizistan urge lanciare un appello alle forze dell'opposizione ed alla "comunità internazionale".
Alle opposizioni del Kirghizistan ricordiamo che le strategie ed i metodi nonviolenti hanno permesso il successo della rivoluzione arancione in Ucraina. La nonviolenza, le disobbedienze civili, la noncollaborazione con regimi oppressivi ed illegali possono funzionare in Kirghizistan, così come hanno funzionato in Ucraina ed in Georgia. La deriva violenta degli eventi rischia di gettare i semi per un conflitto destinato non ad essere risolto nel rispetto della legge, ma attraverso pericolose prove di forze e inutile spargimento di sangue.
Alla comunità internazionale chiediamo di intervenire - urgentemente - in Kirghistan per garantire - come accaduto in Ucraina - il rispetto delle regole, per non abbandonare chi si batte per il rispetto di diritti ormai riconosciuti dalle carte internazionali.
Al Governo Russo, invece, occorre ribadire che sono inaccettabili i continui attacchi all'OSCE e alle operazioni di monitoraggio elettorale che con successo sono state condotte negli ultimi mesi e negli ultimi anni. Il blocco da parte di Putin del bilancio 2005 dell'OSCE, e le irresponsabili accuse formulate da Mosca, che ha di fatto attribuito la responsabilità dei disordini ai risultati del monitoraggio elettorale che avevano considerato le elezioni non in linea con gli standard internazionali, rischiano solo di alimentare al tensione.
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Per seguire gli eventi del Kirghizistan, come ai tempi della rivoluzione arancione a Kiev, segnalo il sito del movimento non violento KELKEL.


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